Il Bollettino informa

Nel precedente numero 26/2003 del nostro Bollettino abbiamo pubblicato la lettera che la signora Maria Gratkowska-Scarlini, Presidente della Associazione Culturale Italo-Polacca della Toscana e Vice Presidente dell’Associazione Generale dei Polacchi in Italia, aveva inviato al direttore del giornale La Repubblica in seguito all’articolo di Adriano Sofri del 27 gennaio 2003. Per dovere di cronaca, riportiamo di seguito il testo di un’altra lettera, spedita nella stessa occasione a La Repubblica dal Comitato Direttivo dell’Associazione Italo-Polacca di Roma. Ambedue le lettere non hanno avuto finora alcuna risposta. Occorre ricordare invece che su L’Avvenire del 31 gennaio 2003 è stata pubblicata una precisazione redatta dai Signori Franco e Ijola Martinelli in merito alle affermazioni del Sofri.

Egregio Direttore,

è con grande stupore, dolore ed incredulità che abbiamo letto l’altro ieri (27 gennaio c.a.), sul giornale da Lei diretto, l’articolo di Adriano Sofri intitolato “Il silenzio sugli eccidi resiste ancora”.

La seconda guerra mondiale fu una tragedia per l’intero nostro popolo, formato da cattolici, ebrei, protestanti, ortodossi ed altre minoranze, in cui hanno perso la vita circa 6.000.000 di polacchi.

Non vogliamo alimentare la polemica giornalistica, ma desideriamo porre sotto la Sua attenzione la seguente citazione:

Dal libro “Il pianista” di Władyslaw Szpilman, editore Baldini Castoldi, Milano, 2002

Un poeta, Wolf Biermann, uno dei famosi poeti e saggisti tedeschi, di padre ebreo ucciso a Auschwitz nel 1943, a pag. 228, scrive:

“Numeri. Ancora numeri. Dei 3,5 milioni di ebrei che una volta vivevano in Polonia, solo 240.000 sono sopravvissuti al nazismo. L’antisemitismo era già diffuso molto prima dell’invasione tedesca. Tuttavia circa 300-400 mila polacchi hanno messo a rischio la propria vita per salvare gli ebrei. Dei 16.000 ariani ricordati a Yad Vashem, il luogo della rimembranza per antonomasia a Gerusalemme, 1/3 erano polacchi. Perché tanta precisione nell’elencarli? Perché tutti sanno quanto si fosse propagato tra i polacchi il virus dell’antisemitismo, ma perché al tempo stesso sanno che nessuna altra nazione ha aiutato tanti ebrei a sfuggire ai nazisti come i polacchi. In Francia nascondere un ebreo significava il carcere o il campo di concentramento, in Germania equivaleva alla propria morte, in Polonia perfino a quella di tutta la famiglia….”

Distinti saluti Comitato Direttivo

“Polonia Włoska”-Bollettino d’informazione- numero 2(27)/2003


list“Polonia Włoska”-Bollettino d’informazione- numero 1(26)/2003:

Zarząd Polsko-Włoskiego Stowarzyszenia Kulturalnego w Toskanii uznał za konieczne wyrażenie protestu wobec wyjątkowo ostrego i nie zawsze historycznie ścisłego artykułu Adriana Sofri, opublikowanego w “la Repubblica” w dn. 27 stycznia 2003.

Przedstawicielki Stowarzyszenia spotkały się z dziennikarkami florenckimi (Alessandrą Nistri i Eleną Andreini), aby sprecyzować swoje zastrzeżenia. Prezes naszego Stowarzyszenia wysłała list do dyrektora “la Repubblica” w Rzymie.

Artykuły obu dziennikarek ukazały się w “Il Corriere di Firenze” i “La Nazione”, oczekiwana jest odpowiedź z redakcji “la Repubblica”.

Nasze zastrzeżenia co do interpretacji faktów popierają władze miasta Sesto Fiorentino w osobie wiceburmisrza, Alessandro Martini, który brał udział w tegorocznych uroczystościach Dni Pamięci w Oświęcimiu, organizowanych od lat przez Regione Toscana dla młodzieży szkół średnich.

Redakcja Biuletynu informuje, że zostało wysłanych dużo listów o podobnym charakterze.
Jeden z nich podpisało Stowarzyszenie Polsko-Włoskie w Rzymie (AIPRO)

Jolanta Tałaj Raggioli