Roberto Polce

Roberto Polce“Della Polonia mi piace tutto”

Intervista a Roberto M. Polce, scrittore italiano, autore del libro „Polonia. Guida rapida a usi, costumi e tradizioni”

Il famoso traduttore di letteratura polacca Silvano De Fanti all’università sbagliò aula. Anziché alla lezione di letteratura russa finì alla lezione di letteratura polacca e là rimase. Anche lei si è interessato alla Polonia per caso?

Roberto M Polce: No. La mia fu una scelta molto consapevole. In primo luogo, mi interessavano le lingue slave. In Italia era ben conosciuta la splendida letteratura russa, ma negli anni ’80 per ovvi motivi si parlava molto della Polonia. Avevo visto alcuni film di Andrzej Wajda e ne ero rimasto affascinato. Allora mi sono detto: devo conoscere una nazione così pazza! Cominciai a studiare lingua e letteratura polacca e appena potevo andavo in Polonia per frequentare i corsi di lingua che si tenevano durante le vacanze estive e invernali.

E dopo aver conosciuto “questa nazione così pazza”…?

Me ne sono innamorato. Mi recai dapprima a Varsavia, ma allora c’era lo stato di guerra. Tempi duri. E conobbi dei polacchi fantastici. E’ cominciata così. Non riuscivo a disinnamorarmi. Poi sono andato a Danzica, dove per cinque anni ho insegnato italiano in una scuola privata di lingue.

L’amore dura ancora?

Altroché. Voglio trasferirmi in Polonia in pianta stabile. Non sto scherzando. In Polonia si vive meglio che in Italia. Qui tutto è gestito da vecchi. In Polonia invece c’è dinamismo, un sacco di gente giovane, attiva. La Polonia ha davanti a sé il futuro. L’Italia purtroppo no.

In Polonia pochissimi sarebbero d’accordo con lei.

Conosco in Italia molti polacchi e una buona parte di questi vuole tornare. Dicono che in Polonia ci sono prospettive, diversamente che in Italia.

Della Polonia e dei polacchi cosa le piace e cosa non le piace?

E’ difficile dire, prché quando ci si innamora, per esempio di una donna, allora se ne ama ogni aspetto. E, come è noto, l’amore è cieco. Della Polonia mi piace tutto. Sono affascinato dalla letteratura e dal cinema. Semplicemente in Polonia mi sento del tutto a mio agio. Adoro parlare e discutere con i polacchi. Quelle nostre lunghe chiacchierate e discussioni notturne… intense, profonde, condotte con una cultura in genere sconosciuta in Italia. Mi piace addirittura anche la cucina polacca, benché pesante da digerire. Il mio innamoramento è una specie di malattia, un caso disperato.

E questa sua Polonia ha deciso di renderla più familiare, di „venderla” agli italiani?

E’ così. Le possibilità si sono presentate alla fine degli anni ’90. Cominciai a scrivere e pubblicare guide turistiche – non solo sulla Polonia, peraltro. Cercavo di fornire informazioni e scrivere di questioni di cui l’italiano medio non aveva la più pallida idea. Finché alla fine ho deciso di scrivere una guida diversa. Non sulla Polonia ma sui polacchi, su come sono i polacchi interiormente, psicologicamente, e perché. In Italia sulla Polonia e sui polacchi funzionano ancora rozzi stereotipi. Per questo nel libro „Polonia. Guida rapida a usi, costumi e tradizioni” appena pubblicato [per Morellini Editorere] ho dichiarato loro guerra.

E cosa pensano gli italiani dei polacchi?

Che sono bigotti e alcolizzati, antisemiti e omofobi, che vengono in Italia per guadagnare, perché sono interessati solo ai soldi. E allora nel libro chiarisco, rispondendo punto per punto, che per esempio in Polonia nei pellegrinaggi vanno soprattutto i giovani, i quali vivono la loro fede in maniera quanto mai moderna. Che dovunque nel Nord la gente beve parecchio alcol, e per esempio un cittadino del Lussemburgo mediamente beve 6 litri in più di un polacco medio. E per quanto riguarda il presunto antisemitismo o l’omofobia dei polacchi, certo, questi fenomeni in Polonia esistono, ma né più né meno che in vari altri Paesi. Accusare i polacchi di essere particolarmente materialistici e di essere ossessionati dai soldi è un’enorme fandonia. I polacchi sono romantici. Un po’ ulani. Si dice talvolta, anche se piuttosto di rado, che sono gli „italiani del Nord”, e io mi chiedo se non siano invece gli italiani a essere i “polacchi del Sud”. E poi, cosa che in Italia sono in pochissimi a sapere e che io non mi stanco di ripetere, nelle case polacche ci sono libri, ottimi libri. La grande letteratura classica. E servono per essere letti, non per adornare il mobile su cui si trova il  televisore come succede in Italia. Un polacco sa chi è Dante, chi è Petrarca. Conosce Umberto Eco. Supera l’italiano medio per cultura e conoscenza del mondo.

Ma i giornali italiani, anche quelli più importanti, di solito scrivono sulla Polonia in modo prevenuto e in termini piuttosto negativi.

E questo mi fa incavolare. Sono manifestazioni di ignoranza. A cominciare dal fatto che non c’è un cognome polacco che i giornali italiani non riescano a storpiare. E’ espressione di un certo disprezzo. Perché oggi i cognomi si possono controllare in Internet. Quasi tutto quello che viene scritto in Italia sulla Polonia è pieno di stereotipi. Nei commenti politici e perfino nei reportage. Quando i giornalisti italiani vanno in Polonia non credono ai propri occhi e guardano tutto attraverso i propri pregiudizi. E sono paurosamente superficiali e approssimativi in quello che fanno. A mio parere quei presunti, rigogliosi, e ormai leggendari, antisemitismo  od omofobia dei polacchi esistono soltanto nei mass media esteri, e in particolare italiani. E di solito trapela, da questi resoconti o commenti italiani, un malcelato senso di superiorità.  Gli italiani sono così. Pensano di essere l’ombelico del mondo. Per questo io lotto con tutto questo e mi piacerebbe molto che il mio libro diventasse lettura obbligatoria nelle facoltà di lingua e letteratura polacca, perché possano leggerla tutti quegli italiani che si recano in Polonia per affari o per turismo.