Per l’UE la Polonia ha le carte in regola

Jaroslaw KalinowskiJaroslaw Kalinowski,
Ministro per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
risponde alle domande sulla agricoltura polacca nella prospettiva europea

Il Regolamento (CE) n. 1268/1999 del 21/6/1999 riguarda il sostegno comunitario da attuare nei paesi dell’Europa centrale ed orientale nel periodo precedente l’adesione all’Ue, relativamente a misure di preadesione, a favore del settore agricolo e dello sviluppo rurale.

Gli obiettivi sono elencati all’art. 1 dello stesso Reg. 1268/99, laddove si delinea il quadro del sostegno Ue per un’agricoltura ed uno sviluppo rurale sostenibili, nel periodo precedente l’adesione, e destinato ai Paesi che ne hanno fatto domanda, tra cui la Polonia.

Il sostegno comunitario è destinato a conseguire i seguenti obiettivi:

¨ contribuire all’applicazione dell’acquis comunitario per quanto riguarda la politica agricola comune;

¨ risolvere particolari, specifici problemi dei paesi candidati in relazione ad un adeguamento sostenibile del settore agricolo e delle zone rurali.

Il sostegno all’agricoltura ed allo sviluppo rurale riguarda una serie di misure coerenti con il pertinente acquis comunitario, secondo priorità definite dagli stessi paesi candidati. Particolar-mente interessanti ci sembrano alcuni settori di intervento che si riferiscono al “miglioramento delle condizioni di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli e della pesca, al miglioramento delle strutture di controllo della qualità e di controllo veterinario e fitosanitario, miglioramento della qualità dei prodotti alimentari e della tutela del consumatore, avviamento di associazioni di produttori e miglioramento della formazione professionale”.

La ristrutturazione e la modernizzazione della vostra agricoltura, necessarie per adeguarsi agli standard europei, si ritiene che saranno alquanto onerosi. Come pensate di farvi fronte senza gravare eccessivamente sul contribuente polacco?

E’ vero che per ristrutturare e modernizzare l’agricoltura polacca ci vogliono ingenti investimenti. Le condizioni in cui stiamo operando sono molto più difficili rispetto alla situazione precedente dei Paesi che attualmente fanno parte dell’Unione Europea. Lì le trasformazioni nell’agricoltura sono coincise con un dinamico sviluppo dell’industria pesante che ha agevolato in grande misura il flusso naturale degli esuberi delle forze lavoro dalle campagne nelle città. Noi stiamo riformando la nostra agricoltura in condizioni diametralmente opposte. Da qui nascono determinati problemi, ma dodici anni fa, cioè all’inizio delle trasformazioni strutturali in Polo-nia, abbiamo ritenuto necessario cambiare la nostra agricoltura a prescindere dalla nostra adesione o meno all’Unione Europea. E’ semplicemente una necessità. I cambiamenti realizzati finora sono ben visibili. Naturalmente utilizziamo anche i finanziamenti comunitari, quelli di preadesione, e agli aiuti della Banca Mondiale. Questo ci permette di attuare cambiamenti a un ritmo più sostenuto e di adeguarci più velocemente alle condizioni poste dall’UE. Anche i Paesi che sono recentemente entrati nella Comunità, la Spagna, il Portogallo o l’Irlanda, hanno beneficiato di questi aiuti.

In Polonia mancano le “organizzazioni dei produttori” (previste tra l’altro dall’art. 2 del Reg. UE n. 1268/99 del 21/6/1999 riguardante il sostegno comunitario per il periodo di preadesione per gli Stati che hanno chiesto di aderire all’Unione) preposte al controllo della produzione ed al miglioramento del marketing. L’esatto opposto di quanto avviene nei Paesi che già fanno parte dell’Unione; se si tiene conto poi che l’organizzazione del comparto agricolo richiede tempi lunghi, ci può dire cosa si sta facendo in tal senso?

Dal 15 settembre 2000 in Polonia è in vigore la Legge sull’organizzazione di gruppi dei produttori agricoli, che modifica alcune leggi precedenti. Purtroppo questa legge non ha portato gli effetti attesi. Attualmente al ministero dell’agricoltura si sta lavorando sulla modifica di questa legge, che dovrebbe creare condizioni favorevoli per una più rapida costi-tuzione delle organizzazioni dei produttori. Bisogna però ricordare che in Polonia esiste una tradizione consolidata del cooperativismo, importante soprattutto nel settore del latte. In questo settore operano circa 200 cooperative che complessivamente trasformano il 75% del latte. Inoltre, nelle zone rurali, sono attive 1.200 Cooperative Agricole di Lavoro e circa 1.500 Cooperative Comunali.

Lo Stato polacco all’agricoltura indirizza sostegni finanziari forti. Tutto questo non indica che la Polonia sta rallentando la sua ristrutturazione allo scopo di ottenere poi elevati limiti di produzione?

E’ uno dei miti sull’agricoltura polacca diffusi nell’Unione Europea. Ebbene, questi famigerati aiuti, che dovrebbero confermare che la Polonia stia rallentando la ristrutturazione dell’agricoltura e cercando di ricostruire il potenziale produttivo per ottenere elevati limiti di produzione, non trovano riscontro nei dati statistici. La realtà è diversa. Secondo l’OCSE gli aiuti all’agricoltura in Polonia, misurati con l’indicatore PSE sono del 50% più bassi che nell’Unione Europea. Tra il 1997 e il 1999 questo indice si attestava mediamente sul 44% nell’UE, e sul 23% in Polonia. La realtà diventa ancora più evidente se calcoliamo gli aiuti in rapporto a un ettaro di superficie agricola: rispettivamente 765 euro nell’UE e 172 euro in Polonia, o in rapporto a un occupato a tempo pieno nell’agricoltura: 15.000 euro nell’UE e 1,6 euro in Polonia.

Oltre alle differenze nell’entità degli aiuti, vi sono sensibili divergenze anche negli strumenti adottati. Nell’UE cresce rapidamente il ruolo dei contributi per i produttori ossia i pagamenti diretti, con la contestuale limitazione del sostegno ai prezzi, cioè i trasferimenti dai consumatori.

Si ritiene che il livello di specializzazione delle aziende agricole polacche sia piuttosto basso. Risponde a verità? In questo caso che cosa sta facendo o ha in programma di fare il vostro Paese per invertire la tendenza?

Si potrebbe invertire la questione ponendo la domanda: è davvero necessaria un’alta specializzazione e un’agricoltura industrializzata? L’agricoltura polacca è certamente meno specializzata rispetto a quella dell’UE. Prima di tutto una produzione diversificata nelle aziende agricole è una forma di assicurazione contro il rischio dell’alta variabilità dei prezzi che caratterizza le trasformazioni economiche in corso in Polonia. Secondo, vanno puntualizzati gli aspetti positivi della bassa specializzazione e della poca intensità della produzione agricola in Polonia. Sono questi, infatti, i grandi punti di forza per lo sviluppo di un’agricoltura multifunzionale nell’ambito del cosiddetto Modello Agricolo Europeo di cui personalmente sono sostenitore. Va detto inoltre che le aziende poco specializzate e con la produzione diversificata rappresentano un impatto ambientale molto minore, e le forme tradizionali della gestione dei fondi e delle altre risorse agricole creano opportunità per uno sviluppo sostenibile ed ecologico. Le cattive esperienze degli ultimi anni e i problemi che hanno colpito i paesi dove la produzione agricola ha raggiunto altissimi livelli di industrializzazione dimostrano chiaramente che la direzione scelta da noi è giusta sotto ogni aspetto.

Nel settore della lavorazione delle carni, le piccole aziende costituiscono un numero elevato; non è questo un problema nel senso della garanzia e del controllo della qualità e quindi per la sicurezza dei consumatori? Sarà necessario ridurne il numero, probabilmente, per far fronte al mercato Ue, fatto di grossi impianti di lavorazione. Ci saranno problemi di occupazione per i lavoratori?

Credo che per la sicurezza dei consumatori siano molto più pericolosi la concentrazione e l’eccessiva industrializzazione della produzione agricola. Infatti, ci sono già stati i problemi con la sicurezza alimentare per questo motivo, basta ricordare lo scandalo con le diossine, la BSE o l’afta epizootica. Naturalmente non ci dimentichiamo di adottare adeguati standard che garantiscano il controllo della qualità e il rispetto delle norme d’igiene. Sono sempre più numerose le nostre aziende che rispondono alle rigide norme ottenendo i certificati per esportare i propri prodotti nell’UE. Ma nello stesso tempo in Polonia, come nell’Unione Europea, si punta sui prodotti regionali e artigianali, e lo si vede proprio nell’approccio alle piccole aziende. Le modifiche già introdotte nella nostra legislazione dimostrano che attualmente anche le piccole aziende, come quelle grandi, devono soddisfare nei loro processi produttivi gli stessi requisiti della sicurezza alimentare. Anch’esse devono documentare la provenienza delle materie prime. Non prevediamo la chiusura di massa delle piccole aziende in questo settore, anche se in parte dovranno chiudere.

Si ritiene che la Polonia non riuscirà ad adeguarsi per tempo a quanto previsto dall’Ue, nell’ambito del controllo della qualità. Tutto questo ritardo è dovuto ad una minore considerazione nei confronti dei consumatori?

Le differenze nei requisiti della qualità e della sicurezza alimentare diminuiscono di anno in anno. Ma in alcuni campi i requisiti adottati in Polonia sono uguali o addirittura più restrittivi che nell’UE. Nel nostro Paese i controlli fitosanitari sono estesi su più vegetali e prodotti vegetali, ed è anche più ampio l’elenco degli organismi da abbattere. Le norme polacche sono più rigide per quanto riguarda l’uso degli additivi (conservanti): ammettono un numero minore di queste sostanze e in minori concentrazioni. Inoltre è molto importante che in Polonia non esiste la consuetudine ed è vietato per legge l’uso degli stimolatori ormonali nella zootecnia. Perciò è difficile sostenere la tesi che noi siamo meno attenti agli interessi dei consumatori e alla qualità da garantire.

L’agricoltura polacca può continuare ad essere competitiva solo su quei mercati con minori requisiti di qualità (vedi mercati ex-URSS) o si sta evolvendo per competere con lo standard degli altri?

Da tempo stiamo lavorando intensamente per rispondere ai massimi standard qualitativi. Con enormi progressi. In breve tempo oltre il 70% del nostro latte raccolto è di qualità superiore (classe extra), cioè rispondente ai requisiti comunitari.

Per quanto riguarda il latte (il problema poi si può riflettere su tutti i prodotti derivati dalla sua lavorazione) in Polonia, non sono osservati gli standard d’igiene nel momento della raccolta come anche quelli di carattere sanitario. Cosa si sta facendo in tal senso?

Come ho già detto il 70% del latte raccolto è di qualità superiore. Per dare un’idea dei cambiamenti che hanno avuto luogo in tal senso voglio aggiungere soltanto che nel 1997 soltanto l’8% del latte raccolto era classificato ai massimi livelli. E’ veramente un grande successo considerando un tempo così breve.

A che punto è, attualmente, il processo di adeguamento ai requisiti veterinari e sanitari dell’UE? E’ sempre il Reg. 1268/99 a parlarne espressamente.

Il processo di adeguamento ai requisiti veterinari va avanti secondo il calendario adottato nella nostra posizione negoziale e sarà concluso entro la metà dell’anno prossimo.

Un’ultima domanda: come mai in Polonia solo da poco tempo partiti ed uomini politici si interessano alle problematiche rurali?

E’ difficile concordare con l’opinione che solo da poco tempo partiti e uomini politici in Polonia si interessano alle problematiche rurali. Il partito contadino, che io rappresento, ha tradizioni ultracentenarie. Ci siamo sempre occupati da vicino delle questioni riguardanti l’agricoltura e le popolazioni rurali. Sicuramente per noi sarebbe più facile stare all’opposizione, ma abbiamo deciso di entrare nella coalizione di governo perché in autunno ci aspettano i difficili negoziati sull’agricoltura con l’Unione Europea.

La nostra formazione politica, avendo un forte senso di responsabilità, vuole essere partecipe dei processi decisionali ed assicurare all’agricoltura polacca degne condizioni di sviluppo e pari opportunità nel contesto competitivo di un’Europa allargata.

Il fatto che proprio ora molti rappresentanti di altre formazioni politiche parlano dell’agricoltura è dovuto alla prossimità dei negoziati su questo difficile argomento.

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„Polonia Włoska”-Bollettino d’informazione- numero 1 (26)/2003