Związek Polaków we Włoszech   Associazione dei Polacchi in Italia

Presentazione del libro “Jan Gołota, un eroico sarto” – Intervista all’autore – Offagna 5 settembre 2026

Foto Jola Jaster

Intervista a Giuseppe Mazzaglia

Ancona, 6 settembre 2026

Giuseppe Mazzaglia, l’autore del libro dedicato ai soldati del 2° Corpo Polacco rimasti nel maceratese, nel quale, in un ricchissimo contesto storico dell’epoca, racconta la vicenda di Jan Gołota, un sarto nato vicino Poznań, arruolatosi nella Brigata dei Fucilieri dei Carpazi in Siria con la quale combatté a Montecassino, partecipò alla liberazione di Corridonia, e dove, alla fine della guerra, trovò casa.

J.M. – Buon giorno dott. Mazzaglia, grazie mille per avermi concesso questa breve intervista per l’Associazione Italo-Polacca Nuova delle Marche. Vuole raccontarmi come è venuto a conoscenza del personaggio di Jan Gołota, tra tutti i soldati polacchi che sono passati per l’Italia?

G.M. – Sono un funzionario della pubblica amministrazione. Circa 30 anni fa, nel 1996, ho vinto un concorso, a Treviso, di funzionario amministrativo della provincia e dopo 7 anni sono stato trasferito nella regione siciliana. Nel 2000 ho fatto un corso di aggiornamento a Monte Porzio Catone per direttore amministrativo nelle scuole superiori e fra i miei colleghi che partecipavano al corso ho notato che uno di loro aveva un cognome polacco. Ho riconosciuto l’origine del suo cognome, perché avevo fatto una tesi di laurea sull’evoluzione costituzionale della Polonia nel periodo dal 1768 fino al 1992. Quindi, ho chiesto a Franco Gołota come mai avesse un cognome polacco, e lui mi ha detto di essere figlio di un soldato del generale Anders che ha combattuto a Montecassino ed era di Corridonia.

Mi ha incuriosito questa vicenda perché sono appassionato anche di storia contemporanea. Stando a Treviso, mi sono laureato in storia all’Università Ca’ Foscari Venezia e mi sono occupato sempre di storia dei paesi slavi, dell’Europa centrale, e in particolare della Polonia. Ho anche un po’ di sangue slavo nelle vene perché mia nonna materna era slovena e quindi ho fatto la seconda tesi di laurea sulla città slovena di Štanjel, che è il paese di mia nonna.

Ho conosciuto il nome di Anders quando, da ragazzo, a Nicolosi in Sicilia, andavo a comprare il giornale con il mio nonno e lui mi regalava i fascicoli della seconda guerra mondiale di Enzo Biagi. In questi fascicoli vi era la storia di generale Wladyslaw Anders e del 2° Corpo Polacco che aveva combattuto a Montecassino; questa cosa mi aveva incuriosito e mi era rimasta impressa.

E quindi, mi diceva Franco Gołota (che purtroppo non c’è più da circa un anno) che del padre aveva conservato più di cento foto e quattro encomi sulla battaglia di Tobruk, di Monte Cassino, di Ancona e di Bologna. Questo è stato nel novembre del 2000. Poi, nel luglio dell’anno successivo, nel 2001, sono andato a Corridonia a trovarlo e a vedere le foto. Il papà era morto nel 1997 e Franco mi ha raccontato tutto quello che sapeva della storia del padre.

Mi ha affascinato perché la sua storia era un’odissea. Il papà era nato a Bewinghausen (Bieganowo), vicino a Poznań, il 13 aprile del 1913 ed è morto nel giugno del 1997 a Corridonia. Nel settembre del 1939, a 26 anni, faceva il sarto nella sartoria di famiglia: erano piccoli borghesi, stavano abbastanza bene, però la guerra aveva sconvolto la vita di Jan, perché nel settembre del 1939, quando è iniziata la guerra, i suoi genitori sono morti, molto probabilmente sotto i bombardamenti degli Stuka tedeschi. E poi la radio Varsavia diceva a tutti -lui era in età di leva, quindi fu coscritto, fu arruolato di spostarsi verso il sud-est del paese, nella speranza che i sovietici li aiutassero. Invece, come sappiamo, il 17 settembre l’Unione Sovietica arrivò, ma poi, nel 1945, insieme alla Germania, occuparono la Polonia.

Jan Gołota fu tra i 60.000 polacchi che riuscirono a raggiungere l’ambasciata polacca di Budapest. Come abbiamo spiegato ieri sera a Offagna, alla presentazione del libro, Miklós Horthy, il reggente dell’Ungheria, non aveva dimenticato che dopo la Prima Guerra Mondiale, quando l’Ungheria fu ridotta a un terzo del suo territorio a seguito della sconfitta dell’Impero Austro-Ungarico, la Polonia fu uno dei pochi paesi che difese l’Ungheria. Memore di questo fatto, Horthy aiutò i polacchi internandoli temporaneamente nelle strutture di raccolta. In seguito sono stati smistati: una parte raggiunse la Francia attraverso l’Italia (l’Italia ancora era neutrale) e la Jugoslavia, dove alcuni di loro andarono a rimpinguare le forze polacche, formando due divisioni, le quali combatterono insieme ai francesi e furono fra le migliori truppe che l’esercito degli alleati aveva in Francia. Da Marsiglia tanti polacchi, tra i quali fu Jan Gołota, raggiunsero la Siria, a quel tempo un protettorato francese, dove sotto le direttive dell’esercito britannico si formò la Brigata Autonoma Fucilieri dei Carpazi. I soldati furono vestiti, addestrati, nutriti dagli inglesi che subito li mandarono a combattere in Africa. Quando gli inglesi occuparono Tobruk, la città fu gestita effettivamente dagli australiani e dai polacchi. Jan Golota, era uno dei famosi “Topi di Tobruk” che resistettero all’assedio dell’armata di Rommel dall’agosto al dicembre del 1941. La Brigata Autonoma Fucilieri dei Carpazi è confluita nel 1942 nel 2° Corpo d’Armata Polacco guidato dal generale Władysław Anders. I soldati furono trasferiti in Egitto, da lì si imbarcarono e nel dicembre del 1943 arrivarono a Taranto, a Brindisi e a Napoli.

Fra il 12 e il 18 maggio del 1944 il secondo Corpo di Anders con numerosissime vittime riuscì ad arrivare fino a Montecassino. C’erano anche i francesi con le truppe goumier, cioè le truppe coloniali con ufficiali francesi, algerini, marocchini e tunisini. Però, a differenza dei polacchi, questi militari si macchiarono di grossi crimini in Ciociaria, Toscana e Isola d’Elba. Nel mio libro ho raccolto numerose testimonianze di persone che riferirono del comportamento rispettoso dei polacchi di Anders verso le popolazioni locali. Conoscevo una signora di Pescasseroli, la quale mi raccontò che a casa sua c’era un battaglione di tedeschi, ma in realtà non erano tedeschi, ma erano polacchi costretti ad arruolarsi con la Vermacht e si comportavano bene perché dividevano con loro quello che avevano. Colpiva il fatto che quando andavano a messa, si facevano tutti quanti la comunione e uscivano dalle chiese all’indietro senza girare le spalle al Santissimo Sacramento. Così come anche la testimonianza di Pietro Messina, che era un brigadiere della guardia di finanza in servizio a Macerata, e che ricorda i polacchi a servizio con le divise tedesche. Si ricorda che questi polacchi scappavano insieme ai tedeschi, ma si comportavano in maniera diversa dai tedeschi.

I polacchi di Anders, una volta conquistato Montecassino, guidarono la controffensiva degli alleati sull’Adriatico, liberarono Ancona, arrivarono a Corridonia, Macerata, Pesaro e poi, il 21 aprile del 1945, liberarono Bologna. Negli anni 1946-1947 rimasero in Italia, dove furono smobilitati, ma rimasero apolidi. Circa 400 di loro sposarono donne italiane, come fece Jan Gołota, ma nonostante questo, rimasero degli apolidi senza cittadinanza. Alla fine, grazie alla Croce Rossa e alla mediazione del Vaticano, tantissimi di loro andarono in Argentina e poi, magari negli anni 50-60, alcuni tornarono qua nelle Marche. Tanti andarono in Australia, in Canada, negli Stati Uniti.

La caratteristica di questa vicenda è che di questi soldati non se ne è mai parlato in dettaglio; sono rimasti nell’oblio, sono stati dimenticati nonostante fossero degli eroi, dei militari che avevano sacrificato tutto, che erano degli ottimi combattenti, degli ottimi militari, molto legati alla loro patria, alle loro famiglie, molto legati alle loro tradizioni, conoscitori anche della loro storia.

– Perché ha deciso di scrivere un libro proprio su Jan Gołota?

G.M. – Per tenere viva la memoria di queste vicende e per evitare che cadessero nell’oblio. E poi, perché la loro storia mi ha colpito. La storia di queste famiglie italo-polacche è meglio conosciuta magari da queste parti, ma nel resto d’Italia molto poco. Ho avuto il piacere in quest’ultimo anno, dopo l’uscita del libro, di girare un po’ oltre che in Sicilia, dove abito, e di presentarlo anche a Torino, a Milano.

J.M. – Infatti, secondo lei, com’è stata la risposta della comunità polacca?

G.M. – Abbastanza positiva. I polacchi ovviamente ora conoscono la loro storia. La nuova repubblica democratica polacca, nata dopo la caduta del muro di Berlino, ha riabilitato il generale Anders, valorizzando ed enfatizzando la battaglia di Montecassino e altre battaglie combattute dai polacchi su tutti i fronti. Infatti, i polacchi hanno partecipato a tantissime battaglie, tra cui lo sbarco in Normandia nel giugno del 1944, la liberazione della città tedesca di Brema, la liberazione delle città in Belgio e in Olanda e a tante altre. Di conseguenza è cresciuto, sia i patria che all’estero, l’interesse per la storia del 2° Corpo Polacco di Anders e per i destini dei suoi soldati.

J.M. – Grazie mille per questa intervista veramente interessante.

Joanna Muszyńska
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